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Gli eventi dannosi dipendono da numerose cause, sia naturali che artificiali e coinvolgono in maniera differente persone, beni ed infrastrutture. Per meglio definire tali eventi e, quindi, per poter procedere alla prevenzione e alla pianificazione delle emergenze è stato introdotto il concetto di rischio, inteso come misura della potenzialità di un evento dannoso.

Con il termine di rischio si intende la probabilità che un fenomeno, potenzialmente dannoso, possa verificarsi in un determinato luogo e in un determinato.
Tele concetto è stato introdotto dall’UNESCO nel 1984 per dare una valida risposta ai compiti di mitigazione dei danni causati dalle calamità naturali.

Il nostro paese ha visto la prima applicazione di tale concetto, nel campo della prevenzione sismica quando, in seguito al terremoto dell’Irpinia del 1980 si riclassificò il territorio nazionale, aggiornando l’elenco delle zone potenzialmente sismiche.

Il rischio sismico, R, è dato dal prodotto tra pericolosità (P) e vulnerabilità (V) e indica il grado di perdite (numero atteso di perdite umane, feriti, danni alle proprietà, interruzione delle attività, ecc.) in conseguenza di un fenomeno naturale o artificiale. La pericolosità è la probabilità che un fenomeno potenzialmente dannoso si verifichi in un dato tempo e in una data area, mentre la vulnerabilità esprime l’attitudine a subire danni di un elemento o gruppo di elementi esposti al rischio derivante da un fenomeno di determinata pericolosità (www.geologi.it/geogratis/manuali.shtml).

 

 

 

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