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Molte delle nostre conoscenze riguardo l’interno della Terra sono necessariamente basate su un’interpretazione di misure effettuate sulla superficie, piuttosto che direttamente campionando il materiale all’interno. In passato sono stati fatti molti studi fisico-matematici riguardanti questa problematica e l’argomento in questione è stato chiamato teoria dell’inversione geofisica.
Per applicare queste idee, si deve avere un valido modello matematico della fisica del sistema oggetto di studio, così che si possa essere in grado di calcolare i valori delle osservazioni fatte su di una struttura nota: il calcolo del comportamento di un determinato sistema è la soluzione del “forward problem” o del “problema diretto”(…).
L’obiettivo della teoria d’inversione è quello di determinare i parametri dalle osservazioni o, di fronte a inevitabili limitazioni, ricavare il maggior numero di informazioni possibili riguardo questi” (Parker, 1977)".
Tutte le tecniche di prospezione geofisica hanno come scopo la determinazione delle caratteristiche fondamentali delle sorgenti (profondità, dimensioni, forma) nonché delle proprietà fisiche delle stesse (densità, resistività, magnetizzazione, ecc.) attraverso l’analisi dei dati geofisici misurati in superficie.
Tutto ciò è basato sulla considerazione che, quando le rocce nel sottosuolo sono disomogenee, relativamente ai parametri fisici che le caratterizzano, tali disomogeneità sono rilevabili e successivamente separabili.
Il risultato finale, di una qualsiasi prospezione geofisica, sarà un valido modello interpretativo della situazione esistente nel sottosuolo.
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